.Eros Mayer.

-Prima e/o dopo-


Tempus Fugit (un taglio al passato)



Appassionato di fotografia sin da bambino, è stato uno dei primi fotoamatori ad iscriversi al circolo 200ISO al momento della sua fondazione nel 2001. Dopo alcuni anni di allontanamento per motivi personali, nel 2017 torna attivamente a farne parte stimolato da nuovi interessi e dall’entusiasmo del nuovo gruppo, che si era nel frattempo formato.

Fotografare per lui significa concedersi dei momenti di tranquillità, per osservare con più tempo e con più attenzione ciò che lo circonda. 


TEMPUS FUGIT (Un taglio al passato)

Lo spunto parte dal modo di dire “diamo un taglio al passato”.

Una frase che ho sentito esclamare diverse volte quando si desidera o si cerca di portare dei cambiamenti alla propria routine, alla propria vita. Cambiamenti più o meno profondi: cambio di lavoro, cambio di abitazione, interrompere dei rapporti con qualcuno o iniziarne di nuovi, ricucirne di vecchi. Ma anche cambiamenti più banali: decidere di cambiare acconciatura, di andare a far spese in un negozio diverso dal solito, di andare al lavoro a piedi, in bicicletta, ecc.

Il culmine dei buoni propositi si raggiunge generalmente con l’arrivo del nuovo anno. Quante volte, avvicinandoci all’inizio dell’anno nuovo e di conseguenza al termine di quello in corso, ci prefiggiamo di dare una svolta alla nostra routine e cominciare un percorso nuovo. Ci nutriamo dell’illusione che una data specifica possa apportare dei miglioramenti alla nostra vita.

Attendiamo con ansia la fine di un anno, persuasi che questo possa chiudere un ciclo più o meno piacevole e brindiamo al nuovo che giunge speranzosi di positivi cambiamenti. Passati pochi minuti dallo scoccare della mezzanotte e dopo alcuni brindisi abbiamo già archiviato gran parte di quello che abbiamo appena vissuto, convinti di dare un taglio a ciò che è stato e di ricominciare, come in un videogioco, un nuovo livello.

Ma il passato non lo possiamo cancellare completamente, possiamo dimenticarcene, ma lui non si dimenticherà di noi e prima o dopo tornerà a farci visita. Dopotutto quello che siamo oggi è la conseguenza di ciò che abbiamo vissuto e provato sinora. 

Nella mia opera ho cercato di rappresentare questo ipotetico “giro di boa”, questo presunto “punto di svolta”. Un prima e un dopo la mezzanotte di capodanno. 

Prima: l’attesa con i suoi preparativi per l’immancabile brindisi benaugurante, la bottiglia messa precedentemente a raffrescare per esaltarne meglio il contenuto, i calici puliti in attesa di essere riempiti, l’immancabile orologio da sorvegliare per il conto alla rovescia.

Il dopo: i bicchieri usati che già probabilmente non ci serviranno più, la bottiglia che rappresentava la speranza per il nuovo che stava giungendo non c’è più, ma rimane la sua ombra a ricordarci che non possiamo cancellare completamente quello che è stato. Esso continuerà a seguirci come una presenza anche se noi non ne saremo del tutto consci.

Passato e futuro si concatenano.

Il tavolo, unico punto d’unione tra le due immagini che compongono la foto, rappresenta la linea del tempo. Tempo che procede inesorabile il suo cammino e che non possiamo fermare.

È pur vero che ci illudiamo di farlo quando scattiamo una foto, ma non è così. In realtà congeliamo un attimo, una frazione di quel tempo, ma non lo fermiamo. Se guardiamo l’immagine appena ritratta, quello che vediamo è già passato, perché la scena davanti a noi è invece già mutata.

La forbice, intenta a tagliare a metà la foto, simboleggia la nostra intenzione di separare ciò che è stato (prima) da ciò che sarà (dopo), come se si trattasse di due entità disgiunte anziché un unico divenire.




Share this:

Facebook Twitter